FOLLONICA |
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2001 |
| "... La lavorazione del
ferro in Etruria comincia forse già alla fine dell'età del bronzo grazie alla
trasmissione di conoscenze mineralogiche e tecnologiche lungo le rotte commerciali che
univano il Mediterraneo orientale al Tirreno. All'Elba si svolgeva oltre all'attività
estrattiva anche quella siderurgica come indica anche il nome antico dell'Elba: Aethalia,
cioè la fumosa; ma già nel VI secolo a.C. la lavorazione dell'ematite si svolgeva anche
sulla costa prospiciente all'isola, come dimostra l'officina rinvenuta in un quartiere
extraurbano di Populonia, databile alla seconda metà del secolo, e l'insediamento
produttivo di
Rondelli, dove la lavorazione del ferro risale agli inizi
del VI secolo a.C.. Lo sviluppo dell'attività metallurgica richiedeva, infatti, non solo
la disponibilità della materia prima ma anche del legno per il combustibile e della
manodopera specializzata..." (Biancamaria Aranguren) "... Il diffondersi di un'attività
siderurgica su vasta scala dovette comportare profonde trasformazioni nella società
etrusca, con il sorgere di un ceto di artigiani con specifiche capacità
tecnologiche e di imprenditori che gestivano gli sfruttamenti minerari, il trasporto dei
prodotti e gli scambi. A Rondelli l'ematite elbana era ridotta in spugne ferrose, ma non
è testimoniata la fase successiva di trasformazione in forme standardizzate per la
commercializzazione. E' probabile che parte dei prodotti siderurgici, a stadi diversi
della lavorazione, fossero smistati sul mercato dai centri costieri dell'Etruria
meridionale. L'insediamento di Rondelli è abbandonato nel corso del V secolo a.C.; il
Tirreno è ormai sotto il controllo dei siracusani, che nel 453 a.C. conquistano anche
l'Isola d'Elba. L'unica città costiera che si salva dalla progressiva decadenza è
Populonia che, dopo una breve fase di difficoltà, riprende in pieno la sua fiorente
attività siderurgica. |
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| "... Già dall' esposizione
geografica si può capire come l'ubicazione del Golfo di Follonica
appaia centrale rispetto alle grandi civiltà che attorno a questo litorale hanno
gravitato: dalla civiltà volterrana a quella fiorentina, dalla pisana alla senese,
esprimendo però, al tempo stesso, una propria importante civiltà che affonda, come le
altre, le proprie radici nel grande, meraviglioso ceppo del popolo etrusco. Follonica si trova al centro dell'ampia insenatura (una delle
principali della costa tirrenica) che porta il suo nome e che ha alle due opposte
estremità le testimonianze ancor vive di due tra le più grandi e note città-stato
dell'Etruria: Populonia, dalla quale deriverà la moderna Piombino e influenzerà l'Elba,
la Val di Cornia e parte della Valle del Pecora, e Vetulonia, anch'essa protagonista di un
lungo eccelso periodo storico le cui testimonianze hanno permeato ogni luogo di questa
vasta area. Di fronte, a chiudere lo scenario meraviglioso, l'Isola d'Elba." (Alfeo Chirici. Storia di Follonica. 1998, Traccedizioni) |
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| "... La presenza di una piccola
fonderia di proprietà dei principi Appiani, è attestata
nella zona di Follonica fin dal 1546. Nel 1577, passata in
affitto al Granducato di Toscana, fu ampliata mediante la costruzione di un forno fusorio.
Nel 1806 essa risultava composta da tre impianti distinti con i nomi di Forno, Ferriera e
Distendino.
Ma è a partire dal 1836 che Follonica diventa il principale luogo di lavorazione del
ferro dello Stato toscano, quando cioè
Leopoldo
II affida tutti gli impianti per la lavorazione del ferro della Maremma alla Imperiale
e Regia Amministrazione delle Miniere di Rio (le
miniere
elbane) e delle Fonderie del Ferro, la cosiddetta Magona. Il granduca, curando
personalmente il potenziamento degli impianti ed adeguandone le attrezzature
di servizio, fece del piccolo centro siderurgico il punto di appoggio del piano di bonifica
integrale della Maremma. Nella fonderia (attorno alla quale si sviluppò il nucleo
iniziale della cittadina di Follonica) venivano realizzati sia manufatti destinati a
strutture architettoniche che elementi di arredo domestico e urbano: nel 1833 vi fu
realizzato il "tempietto" neogotico destinato a coprire il
Cisternone
di Piazza Grande a Grosseto. Rombai L., Follonica e la sua industria del ferro. Storia e beni culturali, Firenze 1986 |
![]() Lo stabilimento siderurgico di Follonica con la sua gora alimentatrice nel 1584. (Miscellanea Medicea, 559, c. 471), Firenze, Archivio di Stato Testo e fotografia ripresi dall'Istituto e Museo di Storia della Scienza Firenze |
![]() I due edifici del mulino e del forno e ferriera di Follonica nel 1618 (Miscellanea Medicea, 546, c. 3), Firenze, Archivio di Stato |
![]() Forges, Fourneau en Marchandise. Pl.II, 109-110, dalle Planches pour l'Encyclopédie, Lucca 1765-1776 Testo e fotografia ripresi dall'Istituto e Museo di Storia della Scienza Firenze |
![]() Veduta di Follonica, di F. Fontani Viaggio pittorico della Toscana, Firenze 1827 Testo e fotografia ripresi dall'Istituto e Museo di Storia della Scienza Firenze |
Testo e fotografia ripresi dall'Istituto e Museo di Storia della Scienza Firenze |
| "... La chiesa di
San
Leopoldo di Follonica, uno dei primi casi di "architettura
del ferro" in Toscana, è un concreto esempio del produttivo rapporto fra
tecnica, arte e industria che veniva delineandosi nel granducato nella prima metà
dell'Ottocento con un certo ritardo rispetto ai paesi d'oltralpe. Progettata da Carlo Reishammer e consacrata nel 1838 alla presenza del granduca
Leopoldo
II, presenta numerosi elementi in ghisa (pronao, rosone della facciata, abside, vari
arredi interni, coronamento del campanile) realizzati dal reparto di fonderia artistica,
aperto nel 1835 nello stabilimento di Follonica. Il ricorso alla ghisa, che era accostata
alla struttura muraria, permetteva di comprendere le potenzialità espressive del
materiale in campo artistico. La nuova tecnologia - e forse potremmo dire il nuovo
linguaggio - era presente anche a Firenze: basti pensare alla lanterna in vetro e ghisa
della
Tribuna di Galileo oppure, in un diverso ambiente, ai due ponti
sospesi sull'Arno (San
Leopoldo e
San Ferdinando). Testo e fotografia ripresi dall'Istituto e Museo di Storia della Scienza Firenze |
![]() C. Reishammer, Chiesa di San Leopoldo - Follonica, 1838 |
| "...
Leopoldo
II di Toscana, della casata degli Asburgo Lorena, è, in senso vero della parola il padre della Follonica moderna (1832);
principe illuminato ebbe la netta percezione che per modernizzare e migliorare l'economia
della zona si doveva percorrere la strada del rinnovamento tecnologico ed indirizzare ogni
sforzo su due precise direzioni : miglioramento dell'agricoltura ed una più accentuata
industrializzazione; due indirizzi che furono perseguiti con tenacia. A quel tempo, la
Maremma era la cenerentola della Toscana, ma il Granduca, grazie anche ai suggerimenti di
alcuni sui consiglieri decise di attuare una imponente opera di risanamento delle vaste
pianure paludose ed una sana politica industriale..." Follonica a quel tempo era al centro di queste due opere di miglioramento: - le zone paludose di Scarlino e Piombino furono divise in vaste "preselle" e vendute ai privati con l'obbligo del prosciugamento e della messa a coltura; a Follonica la presella "Numero Uno" (ancor oggi la Fattoria Bicocchi mantiene questo toponimo) era di circa 600 ettari e divenne proprietà della famiglia Bicocchi, nel 1905 le terre coltivate dalla famiglia raggiunsero i 1068 ettari, gran parte dei quali sono poi divenuti territorio urbano. - l'industria metallurgica toscana di allora era tutta concentrata nelle zone di Pistoia e montagna pistoiese (Maresca, Campo Tizzoro, S.Marcello Pistiose); il Granduca decise di costruire proprio a Follonica un secondo "polo industriale"; fu così che ai piedi del Castello di Valli (884 d.C.), nella zona che veniva indicata come Follonica, nel luogo dove sorgevano ancora le antiche fonderie medicee, fece costruire tra il 1832 e il 1836 una grande fonderia che, per concezione tecnologica, fu per decine di anni tra le più moderne d'Europa. (Alfeo Chirici. Storia di Follonica. 1998, Traccedizioni) |
![]() Interno stabilimento Ilva, sullo sfondo S. Leopoldo (L'edificio sul bordo destro è l'attuale Biblioteca comunale)
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