FOLLONICA
Storia di una città "moderna"

Accessi dal 15 gennaio 2001

"... La lavorazione del ferro in Etruria comincia forse già alla fine dell'età del bronzo grazie alla trasmissione di conoscenze mineralogiche e tecnologiche lungo le rotte commerciali che univano il Mediterraneo orientale al Tirreno. All'Elba si svolgeva oltre all'attività estrattiva anche quella siderurgica come indica anche il nome antico dell'Elba: Aethalia, cioè la fumosa; ma già nel VI secolo a.C. la lavorazione dell'ematite si svolgeva anche sulla costa prospiciente all'isola, come dimostra l'officina rinvenuta in un quartiere extraurbano di Populonia, databile alla seconda metà del secolo, e l'insediamento produttivo di Rondelli, dove la lavorazione del ferro risale agli inizi del VI secolo a.C.. Lo sviluppo dell'attività metallurgica richiedeva, infatti, non solo la disponibilità della materia prima ma anche del legno per il combustibile e della manodopera specializzata..."
(Biancamaria Aranguren)

"... Il diffondersi di un'attività siderurgica su vasta scala dovette comportare profonde trasformazioni nella società etrusca, con il sorgere di un ceto di artigiani con   specifiche capacità tecnologiche e di imprenditori che gestivano gli sfruttamenti minerari, il trasporto dei prodotti e gli scambi. A Rondelli l'ematite elbana era ridotta in spugne ferrose, ma non è testimoniata la fase successiva di trasformazione in forme standardizzate per la commercializzazione. E' probabile che parte dei prodotti siderurgici, a stadi diversi della lavorazione, fossero smistati sul mercato dai centri costieri dell'Etruria meridionale. L'insediamento di Rondelli è abbandonato nel corso del V secolo a.C.; il Tirreno è ormai sotto il controllo dei siracusani, che nel 453 a.C. conquistano anche l'Isola d'Elba. L'unica città costiera che si salva dalla progressiva decadenza è Populonia che, dopo una breve fase di difficoltà, riprende in pieno la sua fiorente attività siderurgica.
"... Le recenti ricerche archeologiche sui colli di
Follonica hanno portato alla luce un villaggio del VI secolo a.c. e due tombe del VII secolo a.c. Attualmente sono in corso gli scavi del edificio meglio conservato. E' probabile che gli etruschi di Val Petraia, fossero dediti al taglio del bosco per rifornire di combustibile i vicini forni di Rondelli. La presenza di tombe del VII secolo fa supporre l'esistenza di un abitato coevo, che non è stato ancora ritrovato. In compenso una delle tombe ha restituito un corredo di ornamenti in bronzo per le vesti e per l'acconciatura dei capelli. Numerose fornaci da calce sparse sul pendio di Poggio Fornello documentano un'attività importante tanto da lasciare traccia nel toponimo. La coltivazione del calcare locale e la produzione di calce deve essere connessa ad una intensa attività edilizia. Nel quartiere urbano di Rondelli, durante i lavori di costruzione di un centro commerciale, sono venuti alla luce un complesso fusorio composto da 21 forni, organizzati in vere e proprie batterie, ed il villaggio in cui vivevano gli antichi fonditori. Possiamo definire questo ritrovamento una rarissima testimonianza della vita reale degli etruschi.  I forni meglio conservati sono ora protetti da una piramide di vetro.I reperti etruschi di Val Petraia e di Rondelli, e quelli rinvenuti in altre località del Golfo, verranno esposti nel costituendo Museo Archeologico di Follonica, che verrà allestito nella Fonderia Numero Due all'interno del complesso siderurgico Ex-ILVA. Il Museo Archeologico, che esporrà soprattutto reperti della siderurgia etrusca ritrovati nella nostra zona, si affiancherà al esistente Museo del Ferro e della Ghisa, dove sono esposti reperti e utensili usati presso le "Regie Imperiali Fonderia" Ilva di Follonica.

Parte del testo e le fotografie sono tratte da : "Follonica etrusca. I segni di una civiltà" Catalogo della mostra omonima curata dal Ministero per i Beni Culturali, dalla Sovrintendenza Archeologica della Toscana e dal Comune di Follonica.    

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Ricostruzione pittorica del Villaggio di Val di Pietraia

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Ricostruzione pittorica dei forni fusori di Rondelli

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Cinta muraria Casa di Valle

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Bucchero ritrovato in Val di Pietraia

"... Già dall' esposizione geografica si può capire come l'ubicazione del Golfo di Follonica appaia centrale rispetto alle grandi civiltà che attorno a questo litorale hanno gravitato: dalla civiltà volterrana a quella fiorentina, dalla pisana alla senese, esprimendo però, al tempo stesso, una propria importante civiltà che affonda, come le altre, le proprie radici nel grande, meraviglioso ceppo del popolo etrusco. Follonica si trova al centro dell'ampia insenatura (una delle principali della costa tirrenica) che porta il suo nome e che ha alle due opposte estremità le testimonianze ancor vive di due tra le più grandi e note città-stato dell'Etruria: Populonia, dalla quale deriverà la moderna Piombino e influenzerà l'Elba, la Val di Cornia e parte della Valle del Pecora, e Vetulonia, anch'essa protagonista di un lungo eccelso periodo storico le cui testimonianze hanno permeato ogni luogo di questa vasta area. Di fronte, a chiudere lo scenario meraviglioso, l'Isola d'Elba."
(Alfeo Chirici. Storia di Follonica. 1998, Traccedizioni)

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Forno fusorio ritrovato a Rondelli

"... La presenza di una piccola fonderia di proprietà dei principi Appiani, è attestata nella zona di Follonica fin dal 1546. Nel 1577, passata in affitto al Granducato di Toscana, fu ampliata mediante la costruzione di un forno fusorio. Nel 1806 essa risultava composta da tre impianti distinti con i nomi di Forno, Ferriera e Distendino. Ma è a partire dal 1836 che Follonica diventa il principale luogo di lavorazione del ferro dello Stato toscano, quando cioè Leopoldo II affida tutti gli impianti per la lavorazione del ferro della Maremma alla Imperiale e Regia Amministrazione delle Miniere di Rio (le miniere elbane) e delle Fonderie del Ferro, la cosiddetta Magona. Il granduca, curando personalmente il potenziamento degli impianti ed adeguandone le attrezzature di servizio, fece del piccolo centro siderurgico il punto di appoggio del piano di bonifica integrale della Maremma. Nella fonderia (attorno alla quale si sviluppò il nucleo iniziale della cittadina di Follonica) venivano realizzati sia manufatti destinati a strutture architettoniche che elementi di arredo domestico e urbano: nel 1833 vi fu realizzato il "tempietto" neogotico destinato a coprire il Cisternone di Piazza Grande a Grosseto.
Rombai L., Follonica e la sua industria del ferro. Storia e beni culturali, Firenze 1986
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Lo stabilimento siderurgico di Follonica con la sua gora alimentatrice nel 1584.
(Miscellanea Medicea, 559, c. 471), Firenze, Archivio di Stato

Testo e fotografia ripresi dall'Istituto e Museo di Storia della Scienza Firenze

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I due edifici del mulino e del forno e ferriera di
Follonica nel 1618
(Miscellanea Medicea, 546, c. 3), Firenze, Archivio di Stato
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Forges, Fourneau en Marchandise.
Pl.II, 109-110, dalle Planches pour l'Encyclopédie, Lucca 1765-1776

Testo e fotografia ripresi dall'Istituto e Museo di Storia della Scienza Firenze

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Veduta di Follonica, di F. Fontani
Viaggio pittorico della Toscana, Firenze 1827

Testo e fotografia ripresi dall'Istituto e Museo di Storia della Scienza Firenze

 

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Lo stabilimento di Follonica nel 1830.
(catasto toscano: Comune di Follonica), Grosseto, Archivio di Stato

Testo e fotografia ripresi dall'Istituto e Museo di Storia della Scienza Firenze

"... La chiesa di San Leopoldo di Follonica, uno dei primi casi di "architettura del ferro" in Toscana, è un concreto esempio del produttivo rapporto fra tecnica, arte e industria che veniva delineandosi nel granducato nella prima metà dell'Ottocento con un certo ritardo rispetto ai paesi d'oltralpe. Progettata da Carlo Reishammer e consacrata nel 1838 alla presenza del granduca Leopoldo II, presenta numerosi elementi in ghisa (pronao, rosone della facciata, abside, vari arredi interni, coronamento del campanile) realizzati dal reparto di fonderia artistica, aperto nel 1835 nello stabilimento di Follonica. Il ricorso alla ghisa, che era accostata alla struttura muraria, permetteva di comprendere le potenzialità espressive del materiale in campo artistico. La nuova tecnologia - e forse potremmo dire il nuovo linguaggio - era presente anche a Firenze: basti pensare alla lanterna in vetro e ghisa della Tribuna di Galileo oppure, in un diverso ambiente, ai due ponti sospesi sull'Arno (San Leopoldo e San Ferdinando).

Testo e fotografia ripresi dall'Istituto e Museo di Storia della Scienza Firenze

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C. Reishammer, Chiesa di San Leopoldo - Follonica, 1838
"... Leopoldo II di Toscana, della casata degli Asburgo Lorena, è, in senso vero della parola il padre della Follonica moderna (1832); principe illuminato ebbe la netta percezione che per modernizzare e migliorare l'economia della zona si doveva percorrere la strada del rinnovamento tecnologico ed indirizzare ogni sforzo su due precise direzioni : miglioramento dell'agricoltura ed una più accentuata industrializzazione; due indirizzi che furono perseguiti con tenacia. A quel tempo, la Maremma era la cenerentola della Toscana, ma il Granduca, grazie anche ai suggerimenti di alcuni sui consiglieri decise di attuare una imponente opera di risanamento delle vaste pianure paludose ed una sana politica industriale..."
Follonica a quel tempo era al centro di queste due opere di miglioramento:
   - le zone paludose di Scarlino e Piombino furono divise in vaste "preselle" e vendute ai privati con l'obbligo del prosciugamento e della messa a coltura; a Follonica la presella "Numero Uno" (ancor oggi la Fattoria Bicocchi mantiene questo toponimo) era di circa 600 ettari e divenne proprietà della famiglia Bicocchi, nel 1905 le terre coltivate dalla famiglia raggiunsero i 1068 ettari, gran parte dei quali sono poi divenuti territorio urbano.
   - l'industria  metallurgica toscana di allora era tutta concentrata nelle zone di Pistoia e montagna pistoiese (Maresca, Campo Tizzoro, S.Marcello Pistiose); il Granduca decise di costruire proprio a Follonica un secondo "polo industriale"; fu così che ai piedi del
Castello di Valli (884 d.C.), nella zona che veniva indicata come Follonica, nel luogo dove sorgevano ancora le antiche fonderie medicee, fece costruire tra il  1832 e il 1836 una grande fonderia che, per concezione tecnologica, fu per decine di anni tra le più moderne d'Europa.
(Alfeo Chirici. Storia di Follonica. 1998, Traccedizioni)
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Interno stabilimento Ilva, sullo sfondo S. Leopoldo
(L'edificio sul bordo destro è l'attuale Biblioteca comunale)

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Castello di Valli - Foto aerea