Monterotondo Marittimo

27 ottobre 2002
Festa della castagna

 

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Il paese è ubicato all'intersezione di tre province (Grosseto, Livorno e Pisa) su di una collina a 538 metri s.l.m. il panorama che si può ammirare da quassù è da togliere il fiato:
- il Golfo di Follonica con l'isola d'Elba e la Corsica,
- le colline Metallifere e le macchie del Parco di Montioni,
- la selva di boschi e foreste che arrivano sino a Siena ed all'Appennino,
- il monte Amiata e i suoi contrafforti

Il nome Monterotondo deriva da Mons Ritundis ed è menzionato in testi del XII° secolo; il Castello, proprietà dei conti Alberti, cadde tra il 1261-63 sotto la dominazione di Massa Marittima e nel 1335 sotto Siena. Da vedere, oggi, sono :
- la chiesa di S. Lorenzo,
- i bagni del Re Porsenna
- le rovine del Castello.
Monterotondo è conosciuto anche per aver dato i natali a Renato Fucini, conosciuto con lo pseudonimo di Neri Tanfucio
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Le foto sono di proprietà alleo graphics ®
MONTEROTONDO
Dal cuore della terra
Quassù, tra quei fumi che appannano l'inverno, il grumo dei nobili toscani si annodava inestricabile con gli Aldobrandeschi a Suvereto, i Pannocchieschi sulle Cornate, i Gherardeschi poco sotto, i Lambardi ovunque ci fosse una torre e una palizzata.
E, al centro della matassa filavano le greggi transumanti dell'Appennino, i conti Alberti: da Vernio al mare della Marittima, da Prato a Monterotondo e Scarlino.

Stretti d'amicizia all'Imperatore Svevo dalla barba rossa, avevano nomi altisonanti: Maghinardo, Rainaldo, Nontigiova; attraverso le loro donne sempre date in sposa ai grandi di Toscana, arrivarono a Roma sul trono di Pietro. Il Pontefice Onorio IV era nato, infatti da un Savelli e una Aldobrandeschi figlia di Maria degli Alberti. Ma non bastava a questi altopiani bollenti, non bastavano i cavalieri e gli imperatori, perchè tutto vorticasse, ci volevano anche gli Abati di Monteverdi, il Vescovo di Lucca, quelli di Massa e Volterra, i fabbri itineranti di Pisa, le vene d'argento di un grande Medio Evo.
La Maremma è stata terra di rapina come ogni luogo vasto e spopolato, non sapremo mai quanti marmi romani presero la via di Pisa, quante tavole dipinte furono trafugate dagli eserciti e dai mercanti. Sappiamo di sicuro che l'oro delle tombe etrusche luccica nei musei di mezzo mondo. Sappiamo di sicuro che a Lucca, nella grande città dei Longobardi, nella chiesa di S. Martino, sono custodite le reliquie di Regolo il santo africano; i vescovi di Lucca le "traslarono" dalla Marittima nel 780, erano custodite nella chiesa di San Regolo in Gualdo.
Totila, il re dei Goti, aveva fatto ucidere Regolo nei pressi del Frassine. Ed ecco che in quel nodo di feudatari, vescovi e conti, di milites e di uomini liberi, si scorge un origine e un centro, un territorio immensamente importante per la nazione longobarda e in quello, la memoria di storie e leggende che i secoli non riescono a cancellare: il nome del Re, acqua, sabbie e fumo che salgono dal profondo, un albero. Era Yggdrasill il frassino sacro della mitologia germanica, le sue radici si perdevano in cielo, le sue fronde sulla terra. Alla fine dei tempi, quando il lupo sarà liberato e il cosmo scosso, si temerà per la fine di Yggdrasill.
I testi sono tratti dalla pubblicazione
Monterotondo "Dal cuore della terra"
Realizzato dal Comune di Monterotondo M.mo